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Anno olimpico

I giornali sportivi hanno recentemente portato alla ribalta della cronaca la non edificante avventura di atleti che hanno sensibilmente migliorato le proprie prestazioni fisiche o vinto medaglie olimpiche ricorrendo a farmaci od a procedure mediche vietati dai regolamenti sportivi.
La notizia non rappresenta una novità storica e, secondo quanto tramandato da Pausania (scrittore greco di origine asiatica del II sec dopo Cristo, autore di una “Descrizione della Grecia” in dieci volumi) già nella 98ª Olimpiade dell’era Antica, con le multe imposte ad atleti trasgressori delle regole dei Giochi furono erette ben sei statue bronzee di Zeus. Di costoro si sa che erano 4 pugili e si conoscono i loro nomi e le loro terre di origine, a perenne loro discredito.
Le differenze fra Olimpiadi antiche e moderne starebbero quindi nelle modalità di truffa e nelle penalizzazioni. Infatti nelle Antiche si compravano con il denaro le prestazioni degli avversari, ma, se scoperti, si pagavano multe che dovevano essere consistenti, se con 4 penalizzazioni si erigevano ben 6 statue bronzee di Zeus da esporre all’interno dello stadio. Nelle Moderne si usa assumere farmaci o sottoporsi a procedure che migliorano, non senza rischi per la salute, le proprie prestazioni fisiche (quindi richiedono la connivenza di medici) per superare quelle degli avversari e la punizione consiste nella restituzione di medaglia ed onorificenza.
Non voglio entrare in risvolti filosofici ed educazionali per i quali non sono culturalmente preparato. Da vecchio praticante di atletica leggera a livelli agonistici, però, mi limito a chiedermi che gusto avrei a conservare un cimelio, sapendo di averlo ottenuto truffando i miei avversari. Soprattutto , però, da medico appassionato della sua materia, mi domando che senso ha travisare e forzare le leggi di quella Fisiologia Umana, il cui studio ha, almeno un poco, avvicinato i medici alla conoscenza dei meccanismi funzionali che regolano la vita nella sua complessità?
Per concludere poi, perché si continua a ripetere alle generazioni più giovani, da parte di pedagoghi, medici ed educatori, il detto latino “mens sana in corpore sano”, quando è provato che così non è, né mai lo è stato?

Dott. Giancarlo Gambelli
Specialista in Cardiologia
Già Primario Cardiologo Ospedale G.B. Grassi – Ostia (Roma)

foto.dott..g.gambelli

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