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Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): tra miti e fatti

Il DOC è un disturbo che colpisce moltissimi adulti, adolescenti e bambini. Si stima che in Italia ne sono colpite circa 800.000 persone. Il DOC include sia ossessioni sia compulsioni. Le ossessioni sono pensieri ricorrenti e persistenti, stimoli o immagini che sono vissuti, in alcuni momenti nel corso del disturbo, come intrusivi e non voluti e che nella maggior parte degli individui causano ansia o disagio marcati. Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata ad eseguire in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente. Tale disturbo, purtroppo, non è adeguatamente riconosciuto e di conseguenza le persone subiscono un rallentamento nell’accedere al trattamento. È utile quindi, portare alla conoscenza dei lettori delle precise informazioni in merito al disturbo, analizzando alcuni tra i miti e i fatti riguardanti il DOC.

MITO 1: il DOC è collegato solo con i lavaggi delle mani, pulizia o ordine.

FATTO 1: le compulsioni di lavaggio, pulizia o ordine, sono solo una parte del ventaglio sintomatico possibile in questo disturbo. Le persone con questa diagnosi possono avere delle ossessione relative a pensieri aggressivi, pensieri immorali, pensieri di natura sessuale verso gli altri, pensieri di perdita di controllo o di esiti drammatici, pensieri magici/superstiziosi e molti altri ancora. A questi, le persone con DOC possono rispondere con altri pensieri compulsivi che hanno l’obiettivo di porre rimedio agli esiti infausti delle ossessioni, possono rispondere con comportamenti ritualistici, evitamenti di situazioni o con conteggi mentali ed altro ancora. Spesso queste persone hanno più comportamenti compulsivi relativi a una ossessione, alternando tra compulsioni mentali (pensieri che devono far fronte ad altri pensieri) e compulsioni agite.

MITO 2: le persone con DOC sono solo abbastanza “eccentriche”, “nevrotiche” o sono considerate “pazze” e non c’è speranza per loro.

FATTO 2: il DOC è una psicopatologia molto logorante e invalidante verso tutte le aree di funzionamento delle persone che ne soffrono, da quella lavorativa a quella relazionale. Questo disturbo colpisce circa il 2-3% della popolazione. Di conseguenza in quanto diagnosi, alla stregua di altre patologie, sarebbe limitativo e pericoloso considerarla una “stranezza eccentrica”. Inoltre, come sottolineato anche da varie ed autorevoli linee guida internazionali di cura, ci sono delle terapie di provata efficacia contro questo disturbo. Ad esempio la terapia cognitivo-comportamentale ha una efficacia verificata per tale diagnosi migliore dei farmaci ed in più produce un mantenimento dei miglioramenti anche dopo la conclusione del trattamento. È importante quindi, darle il suo dignitoso seppur scomodo status di patologia così da inserirsi nel giusto e sano percorso di terapia.

MITO 3: le persone con DOC non si rendono conto dell’irrazionalità del loro disturbo.

FATTO 3: alcune persone si rendono conto che la relazione tra pensieri e azioni è irrazionale e dannosa per loro ma ciò non significa che sia facile e/o possibile per loro stopparsi solo grazie a questa conoscenza. A volte il problema è talmente pervasivo che le ossessioni si fondono con le situazioni esterne della quotidianità e i rituali che le persone mettono in atto sono considerati drammaticamente necessari e doverosi.

MITO 4: il DOC è raro nei bambini o negli adolescenti.

FATTO 4: il DOC ricorre nei bambini e negli adolescenti molto più frequentemente di quanti si pensi. La percentuale della presenza varia tra 1% e il 4% nella popolazione evolutiva e tra i 15 e 18 anni risulta avere una prevalenza del 3%. Quindi poiché patologia che tende a stabilizzarsi e cronicizzarsi è importante non minimizzare delle condotte ma afferire sempre verso un percorso di diagnosi puntuale e specialistica ad opera di professionisti di comprovata esperienza in questo disturbo.

MITO 5: agire le compulsioni aiuta a gestire il disturbo.

FATTO 5: ogni volta che si completa una compulsione sia mentale che comportamentale si alimenta il disturbo e lo si rende più forte e persistente. Ciò renderà ancora più probabile l’emissione di altre compulsioni creando un circolo vizioso di mantenimento ed aggravamento del DOC.

MITO 6: le terapie efficaci sono molteplici e la scelta tra queste non è così importante.

FATTO 6: anche se spesso sul web leggiamo di terapie che propinano guarigioni miracolose come “amnesie delle ossessioni” tramite psicoterapie alternative, terapia elettroconvulsiva o interventi chirurgici. Ad oggi le terapie efficaci sono la farmacoterapia e la psicoterapia cognitivo-comportamentale, di cui quest’ultima presenta efficacia superiore e tassi di ricadute minore rispetto ai farmaci, dando inoltre degli importanti strumenti di gestione dei sintomi e riducendo l’effetto devastante nella vita delle persone.

 

Dott. Brunetto De Sanctis
Psicologo e Psicoterapeuta

APC – Associazione di Psicologia Cognitiva
SPC – Scuola di Psicoterapia Cognitiva
www.apc.it

foto.de sanctis

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